Il nuovo modo di leggere libri

Clean Reader: gli autori si ribellano e l’app chiude

clean reader

Le tre impostazioni di Clean Reader: “clean”, “cleaner” e “squeaky clean”.

Tempo fa vi avevamo parlato di Clean Reader, un applicazione che fondamentalmente serviva a scovare e a ripulire il linguaggio scurrile o troppo esplicito presente in alcuni libri.

Molti autori non vogliono che i loro libri siano venduti in connessione con Clean Reader“, si legge in un post sulla Fan Page dell’app. “Abbiamo quindi preso provvedimenti immediati per rimuovere tutti i libri dal nostro catalogo“.

In questi giorni quest’applicazione è stata al centro di numerose polemiche nell’ambito dell’editoria.
Molti sono gli autori che non hanno per nulla gradito questo tipo di censura poichè ritengono che i loro testi non debbano essere modificati e determinate parole usate, seppur scurrili, rappresentano comunque una loro forma d’arte.

La scrittrice Joanne Harris, nota per il romanzo Chocolat, in diversi post sul suo blog ha denunciato quello che lei chiama ” la censura , non dallo Stato , ma da una minoranza religiosa “. In seguito ha aggiunto “Si inizia cancellando alcune parole e si avanti mettendo delle foglie di fico sulle statue. Si procede poi denunciando i gay o gli artisti ebrei come ‘degenerati’. Si conclude bruciando le librerie e cancellando così intere civiltà dalla storia“.

Anche la Società degli Autori ha contestato Clean Reader, affermando: “La nostra preoccupazione è che l’applicazione contraddice due aspetti del diritto morale dell’autore, ossia il diritto di integrità e il diritto di falsa attribuzione“.

Jared e Kirsten Maughan, ideatori dell’applicazione, hanno cercato di difendere la loro creazione sia per motivi legaliaffermando che il loro sistema di filtraggio non apporta modifiche al file originale del e-book – e sia per motivi morali. Alle varie polemiche hanno risposto tramite un post sul blog equiparando il sistema di filtraggio con il rapporto tra chef e cliente.

“La gente sta cominciando ad esprimere il suo amore oppure odio per Clean Reader. Il motivo che spinge un autore ad andar contro questo tipo di applicazione è perché ritiene che determinate parole, anche se scurrili, siano state scritte per un determinato motivo pertanto il consumatore di questa forma “d’arte” deve usufruirne così come l’autore l’ha presentato.
Suppongo che queste stesse persone odierebbero cenare con me in un ristorante perché io non amo il formaggio mentre molti miei amici al contrario lo amano. Ho cercato di farmelo piacere più volte e assaggiandolo in piatti diversi ma per me ha sempre un pessimo sapore. Quando al ristorante mi viene servita l’insalata con del formaggio perché lo chef ritiene che così abbia un sapore migliore, io passerò il mio tempo ad eliminarlo dal mio piatto. Questo potrebbe significare che io non sono in grado di godere di quel cibo perché è lo chef ad essere l’artista e a creare pezzi magistrali d’arte.
Lo chef si offende se non mangio il formaggio? Forse. Me ne importa? No.
Io ho pagato soldi per quel cibo e se voglio consumarne solo una parte sono libera di farlo.
Lo stesso discorso vale per i libri. Ci sono alcune parole che possono essere indifferenti per un lettore ed offensive per un altro. Per quest’ultimi può rappresentare quel “formaggio” che rovina una grande opera. Sicuramente l’autore ha ritenuto che quelle parolacce funzionassero meglio nella sua arte ma per alcuni lettori quelle stesse parole possono togliere qualcosa di speciale al libro.
Gli autori possono sentirsi offesi da Clean Reader ma non importa perché il lettore ha pagato fior di quattrini per quel libro per cui ha il diritto di consumarlo come preferisce”.

Joanne Harris

Joanne Harris

Ad ogni modo dopo l’annuncio della chiusura di Clean Reader e della rimozione del loro catalogo, la scrittrice Harris ha espresso la sua gioia dichiarando: “E’ una mossa saggia la loro. Un sacco di gente non vuole vedere i libri manomessi“.

Il pensiero degli utenti

Il web si divide in due parti. Da un lato ci sono gli utenti che ritengono che questa coppia meriti un applauso perchè l’app sarebbe stata molto utile nelle scuole per poter leggere ai bambini opere che altrimenti rimarrebbero ferme sugli scaffali. Inoltre ritengono che sostituire la parola seno con petto non si possa definire censura ma piuttosto si tratta di una traduzione diversa. Altri utenti comprendono invece il lavoro degli autori che già in fase editoriale vedono comunque modificare o cancellare parte del loro lavoro e pertanto la loro reazione è comprensibile.

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